Claudia lavorava nel suo ufficio, curva sul computer, le dita che si muovevano efficienti sulla tastiera. Indossava un abito elegante, aderente e fluido che accentuava la sua postura sicura, e ai piedi magnifici sandali con tacco e cinturini delicati. Più volte al giorno scendeva nel seminterrato, negli archivi polverosi dove il pavimento sudicio, cosparso di impronte e detriti accumulati, sporcava inevitabilmente le suole delle sue preziose scarpe. Lo sapeva, sentiva lo sporco attaccarsi a sé a ogni passo, ma proseguiva senza indugiare, tornando con i documenti necessari. Alla fine della giornata, quando l'ufficio si svuotava e il silenzio calava, aspettava pazientemente. Il suo schiavo allora arrivava, obbediente. Claudia posò con calma un piede sul bordo della scrivania, il sandalo ben visibile, la suola coperta di polvere e sporco. Lui si inginocchiò, avvicinò il viso e la sua lingua cominciò a percorrere meticolosamente la suola, rimuovendo ogni particella, ogni traccia di sporco, finché la suola non fu liscia, pulita, quasi lucida alla luce. Poi si sdraiò sul pavimento, la testa rivolta verso di lei. Claudia, senza una parola, strofinò lentamente le sue scarpe contro il suo viso, la sua lingua, la sua pelle, cancellando i segni del seminterrato con precisione quasi rituale. I tacchi talvolta sfioravano la sua guancia, le suole scivolavano, purificate dal contatto umido. Claudia assaporava questi momenti, questa fusione di potere e routine, questo modo unico di terminare la sua giornata, i sandali finalmente immacolati e la mente in pace.